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Presentazione

Superficie: Kmq. 18
Abitanti: 667
Altitudine:
mt. 669 s.l.m.

Il Comune di Belvì, alle falde del Gennargentu, è un piccolo paese da cui prende il nome una delle tre barbagie, la Barbagia di Belvì appunto. Sull'origine del suo nome vi sono differenti versioni: una la ritroviamo negli scritti del Canonico Giovanni Spano in particolare nel suo 'Vocabolario sardo geografico patronimico etimologico' del 1873.

Certo è, comunque, che il nome del 'villaggio' di Belvì (Belbì) compare già nel trattato di pace fra Eleonora d'Arborea e Don Giovanni del 24 gennaio 1388.

Panorama di Belvì Panorama di Belvì

Il Comune, a prevalente economia agro-pastorale, deve gran parte della sua fama alla produzione delle castagne, delle nocciole e delle ciliegie.
Il suo territorio, sebbene di modeste dimensioni, conserva interessanti testimonianze del suo passato come le 'Domus de Janas', numerose nei boschi che circondano il paese dove sono stati altresì reperiti diversi reperti e ceramiche che vanno dal neolitico al periodo romano.

Domus de Janas loc. 'Nadalia' Domus de Janas loc. 'Nadalia'
Di notevole interesse anche la piccola stazione ferroviaria che si è mantenuta abbastanza fedele al passato con edifici e arredi interni e la galleria non lontana della stessa, costruita negli anni 1888 -1890 che è tutt'ora la galleria più lunga dell'isola. La ferrovia ed il suo trenino hanno tolto il paese dall'isolamento geografico in cui si trovava e, per circa un secolo, è stata parte integrante della vita, ma anche dell'economia, degli abitanti di Belvì.

Stazione ferroviaria Stazione ferroviaria

La grande risorsa di Belvì è comunque il patrimonio naturalistico, l'agro comunale si presenta frastagliato da cime ineguali che si elevano e si distinguono in ogni direzione. Il suo territorio si estende per circa 1889 ettari di declivi montani che diversificano la flora a seconda dell'altitudine e delle condizioni climatiche differenti.
All'interno possiamo distinguere folti boschi di noccioli, noci, castagni, roveri, lecci e agrifogli. Merita una menzione anche la bella Valle de S'Iscara, che prende il nome dal rio che la attraversa, ricca di frutteti, di interessanti essenze arboree e noci secolari conserva ancora oggi scorci di grande suggestione.

Di particolare interesse anche alcune vie del centro storico dove è possibile ammirare ancora segni architettonici del passato di notevole interesse storico e il Museo di Scienze Naturali che custodisce importanti collezioni minerali e faunistiche, tra le quali spicca per unicità e bellezza la collezione di farfalle.